giovedì 1 settembre 2011

Via dalle paludi




Artax è uscito dalle paludi della tristezza e adesso pascola calmo nei campi a maggese. Ha solo cambiato colore e da grigio bianco è diventato nero, come il colore della linea che separa le cose e permette la conoscenza, come il colore che, trattenendo in sè tutti i colori, non è più un colore.




Separarsi da tutto e da tutti, per poter stare, essere e vivere insieme agli altri, senza confondere sè con gli altri pasticciando nelle identificazioni che ci rendono marionette negandoci la conoscenza.

Ruhevoll, quanto sei palloso!

Vabbè, lo sono io mica tu.

Ma racconta qualcosa di divertente ogni tanto no?

Certo, ma allora bastava leggere solo la prima frase, è una fantasia, il resto è accademia.

Fanculo!

Vado.

8 commenti:

giacy.nta ha detto...

Ho avuto l'impressione, leggendo, che tu offrissi e ritirassi le parole, quasi a rimarcare che certe acquisizioni ( le tue ) sono tanto preziose quanto indicibili...
Effetti davvero molto belli.
Un abbraccio

ruhevoll ha detto...

giacy.nta, mi fa incredibilmente piacere osservare che tu, oltre ad essere attenta lettrice, sai pure dipingere con le parole, e davvero bene, tanto bene da offrirmi un complimento insieme ad una graditissima quanto preziosa critica.
Ricambio contento l'abbraccio!!!!

Grazia ha detto...

Ruhevoll, palloso non sei mai.Complicato, sì anche in questo tuo offrirti a metà alla comprensione e all'intuizione di chi ti legge. Ma averne, comunque, di pensieri come i tuoi....!
Un abbraccio

unrosetoinviacerreto ha detto...

Che meravigliosi colori!
Energetici

ruhevoll ha detto...

Grazia, non lo faccio apposta, io nel blog ci metto quel che sento, quel che vedo e quel che penso ed a volte è chiaro e semplice, a volte meno. Ma se tentassi di spiegare tutto verrebbero fuori dei polpettoni noiosissimi e non è detto che sarebbero più chiari. Sai, io attribuisco un'importanza fondamentale all'immagine (non intesa come figura) ed a volte basta evocarne una e ciò che si vuol dire arriva lo stesso, indipendentemente dal pensiero cosciente e verbale. Se, ad esempio, mi lasciassi andare in questa risposta al tuo gentile e lusinghiero commento, scriverei una caterva di parole che complicherebbero e appesantirebbero l'immediatezza dell'immagine di Artax (hai letto la storia infinita vero? Sennò fallo subito perchè non è un libro da sottovalutare come banale fantasy). Quindi, come ho scritto prendendomi in giro da solo, sarebbero bastate le foto e la frase iniziale che, meno metaforicamente, significa che è possibile uscire dalla depressione. Poi ho accennato all'idea della linea ed al fatto che è essa idea che ci permette di separare e di separarci. Anzi, procediamo con ordine sennò sembra una religiosa idea platonica, l'idea della linea nasce nel momento stesso della nostra prima separazione, è simultanea ad essa... ma vedi che così divento ancora più noioso ed ancora meno chiaro?
O forse dovevo scrivere che il depresso sente ma non vede? E che ha bisogno della capacità di distinguere-separare-vedere ciò che è suo da ciò che gli arriva da fuori? Omammamia, vedi che meno scrivo e meglio è?
:-)
Ti ringrazio e ti abbraccio forte!

ruhevoll ha detto...

@ Unroseto, senti un po' chi mi viene a parlare di colori, tu che lavori con i colori più belli, quelli dei fiori e delle piante!!!

Di' piuttosto che hai dovuto annaffiarli ben benino con quest'arsura pazzesca!

Un abbraccione!

Saamaya ha detto...

No, la prima riga no: pensavo fosse morto!

ruhevoll ha detto...

Saa, è per quello che la mia era una fantasia, nel libro Artax muore ed Atreiu deve accettare questa difficilissima separazione. Se si fosse identificato con lui non ce l'avrebbe mai fatta, scrivere che Artax è uscito dalle paludi mi serviva per dire che un'altro mondo è possibile.

:-)