lunedì 23 gennaio 2012

S. Martino campanaro



Non sono mai riuscito a diventare un erudito, c'è in me un'ostinata superficialità da "spalla tonda" ed un'insofferenza che mi impediscono di approfondire le tecniche e le poetiche. Sono anche terribilmente presuntuoso perchè conscio dei miei enormi limiti.
Invidio chi sa suonare bene uno strumento, ma invidio ancora di più chi è capace di essere artista con pochissime note, poichè è la composizione la forma d'arte che ho perseguito fin dagli inizi e posso finalmente dire che, dopo annosi tormenti, mi sono finalmente liberato dal complesso di competitività-rivalità con i compositori più bravi o meno bravi di me. Intendiamoci, non voglio far passare il trito e banale pensiero che non tutti si può essere Mozart, no, ne voglio sdoganare uno ancora più banale, ossia che ognuno ha il diritto-dovere di essere quello che è e di migliorarsi. Quest'ultima parola, dal mio punto di vista, non è necessariamente legata alla tecnica, lo dico per spiegare meglio quel che intendevo sopra quando ho detto che invidio chi è capace di essere artista con pochissime note. 
Penso che un'idea musicale sia simile ad un'immagine ed occupi un brevissimo lasso di tempo e che tutto il tempo che ci si mette in più sia la meravigliosa spiegazione di quell'idea, spiegazione obbligatoria dal momento che la forma (e la prigione) della musica è il tempo.
Mi spiego (ecco, appunto).
Prendiamo l'incipit del concerto per violino ed orchestra di Beethoven (visto che l'ho citato due post addietro), inizia con quattro colpi di timpano e poi il tema, che inizia in battere sul quinto colpo. Sono sicuro che chiunque (musicalmente sensibile) riascolti quei primi quattro colpi di timpano non possa poi far altro che immaginare l'arrivo del tema e soltanto di "quel" tema.
Beethoven ha inchiodato per l'eternità quei quattro colpi di timpano al suo concerto per violino!
Se li facessi diventare trentadue non cambierebbe niente, starei sempre lì ad aspettare il tema, anzi, lo starei già cantando mentalmente dopo i primi quattro colpi, con l'unica differenza che m'incazzerei con gli altri ventotto perchè non c'entrano niente e m'infastidiscono. Di più, ma già al secondo colpo, se non addirittura al primo, la mia mente avrebbe già capito di cosa si tratta aspettandosi quindi il resto. E' una sorta di imprinting! E chiunque, dopo Ludwig, provi ad usare i timpani in quel modo lo potrà fare sapendo che verranno presi come una citazione colta e devota o come una miserabile e ridicola scopiazzatura.
Beethoven fanculo, sei tremendo!
Sia chiaro che questo sproloquio sui timpani di Beethoven è solo un cazzeggio per sfottere personaggi come Baricco che riempiono raffinatamente dei rotoloni Regina, non solo di cellulosa ma anche di celluloide, prendendo in prestito l'indefinitezza della musica ed usandola, letterariamente o cinematograficamente, a scopo di lucro, proprio come fanno gli astrologi con i luoghi comuni sulle debolezze umane. Tutto sembra tornare, ma non c'entra una beata mazza con la musica.
E adesso concludo il mio sproloquio tentando di chiuderlo come un canone circolare, vediamo se ci riesco perchè all'inizio non ci avevo pensato e se ben ricordo devo averci già scritto anche un post.
Il più bel canone circolare della storia della letteratura è Le intermittenze della morte di J. Saramago. In musica il più famoso è sicuramente S. Martino campanaro, che pare una sciocchezza ma Mahler lo riprese in una sinfonia (terzo movimento della prima) portandolo a un livello di grottezza stratosferico. Un altro canone circolare famosissimo è quello di Pachelbel.
Sì, ma ancora non so dove cazzo sto andando e per chiudere un canone circolare occorrono concentrazione e conoscenza del mestiere. Ma io non sono mai riuscito a diventare un erudito, c'è in me un'ostinata superficialità da "spalla tonda"...

6 commenti:

Grazia ha detto...

" spalla tonda", ma geniale! E meno male che non sei in erudito:grazie a te comincio a entrare di più nel mondo della musica. L'idea del canone circolare è suggestiva e il SMartino.. almeno lo so anch'io

Saamaya ha detto...

Hai ripreso l'incipit.. in corner, chè la giusta via s'era smarrita.

E facciamo finta che esista, questa giusta via.

;-)

Comunque, per andare in loop con i miei pensierini della settima: migliorare è una buona via per il cambiamento e la trans.formazione.

Un pensiero caldo, mon ami.

ruhevoll ha detto...

Grazia, non ci credo che tu sia così digiuna di musica, lo deduco da come scrivi, se tu non avessi un orecchio musicale non saresti così morbida e profonda nelle cose che pubblichi.

:-)

ruhevoll ha detto...

Saa, quando ti affacci qui per me è una festa!
Sì, migliorare è una buona via ed anche una parola saggia, perché non impone nient'altro che la nostra ricerca, libera da percorsi predefiniti.

Un caldo abbraccio amica mia!

Zio Scriba ha detto...

Non diventare un erudito è una fortuna, credimi (io ormai uso il termine quasi solo nell'accezione negativa "eruditoide": quando uno di loro fa irruzione in un qualsiasi dibattito ne avverti subito il peso, la noiosità, la supponenza e il tanfo di muffa...)
Splendido il libro di Saramago che hai citato. E sono d'accordo con te che la Narrativa come la Musica necessiti di nitore e di sottrazione, motivo per cui il bariccuccio mi è sempre piaciuto poco poco poco poco... anzi per nulla. :)

(che poi, ha pure pubblicato romanzi di 30 pagine dilatati a 100 con furbizia tipografica, ma quello non è sottrarre: è prendere un raccontino insulso e farlo pagare come un romanzo...)

ruhevoll ha detto...

Zio, sulla mia possibilità di diventare erudito stai tranquillo, ho degli anticorpi pazzeschi. Vedo che sul buon José siamo concordi (e come non esserlo?) ma anche sul bariccuccio mi sa che abbiamo pareri simili...
:-)