sabato 18 febbraio 2012

La giostra



Una dolcissima amica mi chiedeva come mai non postavo più niente e mi spronava a parlare di musica perchè le interessa. Giuro che lo farò, ma adesso le chiedo scusa perchè devo postare un polpettone lungo (quanto invidio la sintesi poetica di mia euridice!) e ripetitivo che se n'è venuto fuori dalla penna e dai pensieri proprio dopo che avevo scritto un piccolo aneddoto musicale per soddisfare la mia gentilissima amica. Non so che farci, sono un dispersivo a tempo perso.


Forse la parola verità, quando le si vuole dare un senso assoluto, assume un'evanescenza opinabile. Ultimamente preferisco cercare di individuare le cose per quello che sono, al di là, per quanto posso, dell'apparenza e dell'assoluto, poichè tutto si trasforma, ma quello che è, è. E quindi la verità assume un ruolo a tempo indeterminato, che magari può diventare anche infinito, ma non per questo ammantarsi di un assolutismo insopportabile, quanto inaccettabile, per il divenire stesso della conoscenza.
Tutto è e deve essere ricerca continua, in una perpetua messa in crisi del sapere costituito ed in una costante verifica degli assunti teorico-scientifici.
Quando frequentavo la facoltà di lettere e filosofia avvertivo un certo smarrimento di fronte alle innumerevoli ipotesi filosofiche sull'esistenza che erano state formulate nel corso dei secoli. Da buon ragazzotto esuberante, sprovveduto e coglione, mi domandavo però una cosa: i filosofi usano il pensiero e parlano di pensiero, ma quale metodologia di pensiero hanno a monte di tutto? In altri termini constatavo l'enorme difficoltà del pensiero a pensare se stesso. Non a caso iniziai molto presto ad interessarmi di psicologia e psichiatria, ma ero di spalla tonda e non fui capace di iscrivermi a medicina, per cui abbandonai anche filosofia, non avendo l'indole del topo di biblioteca nè quella dell'osservatore-conservatore di saperi morti.
Scoprii molto tardi la necessità di un sapere scientifico che superasse la grettezza del positivismo ottocentesco, positivismo che consegnava nelle mani dei religiosi o dei filosofi tutto quel mondo interiore che per il positivismo era incomprensibile e che veniva definito, fin dai tempi dei greci, come irrazionale. Ecco, quella era una falsa verità sulla quale è stato costruito il cosiddetto logos occidentale. Se vogliamo andare avanti dobbiamo risolvere quell'errore, perché non ci sarà mai nessuna evoluzione e trasformazione umana se quel tarlo razionalistico non verrà affrontato con una metodologia di pensiero diversa, ossia con un pensiero che non sia infettato da quell'assunto razionalistico.
So bene che è la cosa più difficile del mondo, si chiama salto qualitativo, lo stesso salto che la natura biologica fece quando comparve l'essere umano, simile all'animale ma assolutamente e, soprattutto, qualitativamente diverso.
Cosa ci diversifica dagli animali?
Non certo la ratio, perchè a osservare i castori c'è da togliersi tanto di cappello in quanto ad ingegneria fluviale, quindi?
La fantasia.
Ma quando si parla di fantasia il mondo si popola di fantasmi (della libertà?) ed il vecchio terrorismo greco-cristiano si affaccia ad ammonire: c'è la pazzia nascosta nell'essere umano e solo la ragione potrà controllarla!
E a pensarci bene, in un certo senso, un po' avevano ragione, perché la pazzia, intesa come malattia del pensiero e non come cerebropatia, è una prerogativa unicamente umana. Però, per ritornare all'inizio, non è la verità, è patologia. Pensarla come verità significa credere che la malattia sia "naturale" in tutti, il ché è un assurdità, sarebbe come pensare che nasciamo tutti con la cirrosi epatica.
E quindi la domanda: cos'è che fa ammalare il pensiero?
Come mai non si è arrivati a pensare che era una certa "cultura" ad essere "malata"? O quanto meno che bisognava tentare di rifiutarla-curarla-trasformarla?
Una malattia autoimmune? Forse un po' sì, fintanto non si raggiunga la capacità di immaginare una metodologia di pensiero diversa, nè grettamente positivista nè delirantemente religiosa.
Occorreva un'idea, ci raccontavamo con gli amici, delle ali capaci di superare la menzogna del "peccato originale" senza liquidarlo marxianamente (che va già bene ci mancherebbe) ma scoprendo finalmente le dinamiche della nascita del pensiero umano (non materiale) dalla realtà biologica (materiale).
Senza questa ricerca la verità sulla realtà umana resterà sempre un'evanescenza opinabile. Con questa ricerca forse non avremo la verità assoluta ma sicuramente non saremo più prigionieri di un errore plurimillenario che ci fa girare su noi stessi.
A chi fa comodo che noi giriamo in tondo?
A chi gestisce la giostra!
La psichiatria è anche lotta politica.

6 commenti:

Grazia ha detto...

Post come questo mi fanno sentire come su una giostra.Eppure queste idee in libertà mi fanno pensare ed entrare in terreni in cui mai avrei pensato di inoltrarmi. Per questo anche se duro fatica- lo ammetto- mi piace leggerli.
E a te grazie per pubblicarli.

giacy.nta ha detto...

Mi viene in mente che anche gli animali impazziscono. Ciò succede quando sono in cattività, quando hanno consapevolezza di essere in gabbia. Forse succede la stessa cosa agli uomini. Non ci non è possibile pensare il pensiero, uscire dalla sua gabbia se non rinunciando al sistema corrente di pensiero...

ruhevoll ha detto...

Grazia, questi "terreni" sono patrimonio di chiunque si ponga delle domande.
Grazie a te per il tempo che perdi a leggermi!

ruhevoll ha detto...

Giacynta, ogni volta che usiamo la fantasia mettiamo in atto un sistema diverso di pensiero. Iniziare a comprendere cosa sia la fantasia e distinguerla dalla fantasticheria sarebbe già un enorme passo in avanti nella definizione di identità umana.

Saamaya ha detto...

Che fai, ci molli?

Il bello di un blog è che ti rende libero: di comparire e di fermarti, se vuoi.

Ma la bellezza, senz'altro sta nella vita d'aria aperta: io, che vivo nel Vento, ne so....


Sulla VERITA' penso: la Verità esiste ed è la Non-Verità.

Per non cedere negli -ismi di alcun tipo. La Verità e nel cammino e nell'incedere do ognuno; dove ogni passo ha un peso e direzione diversa, da soggetto a soggetto. Il Vero dimora nel dubbio e nel cammino di ricerca: tra speranza e desiderio.

La distorsione mentale è la fissità e a dittatura delle parole.

@Ruhe, resta tra noi.

ruhevoll ha detto...

Saa, e chi ti molla a te!!!!

:-*