sabato 5 maggio 2012

intrecci





A volte capitano coincidenze che chiamerei piuttosto risonanze e il mio cervellino le usa per ricamare una filigrana di fantasie forse sbilenche, ma utili per popolare il mondo di affetti. Sto cucendo insieme il post col raccontino di Dirio (quello sui nomi strani) con quello sul telescopio, perchè il giovane che è venuto giù fin da Torino per comprare il mio dobson si è fatto accompagnare dalla sua bella ragazza. Quando si è presentata ha pensato bene di ripetermi due volte il suo strano e originale nome, dal suono orientaleggiante, perchè evidentemente la mia faccia doveva aver assunto un'espressione incerta e perplessa. Non dirò quel nome per rispetto della sua privacy, ma quando ho scritto una mail al suo compagno per sapere come andava col mio ex telescopio, nel salutarlo ho tentato di inviare un saluto anche alla sua compagna, ma mi sono reso conto che non sapevo come si scriveva quel nome e quindi ho tentato, sbagliando, di scriverlo come lo avevo sentito. Lui, comprensivo e gentile, mi ha risposto scrivendo il nome nel modo corretto ed ha aggiunto che questo nome lo aveva scelto il padre, appassionato lettore di Urania, prendendolo da un racconto che gli era piaciuto.
Dio bono, queste sono perle! Urania, la fantascienza (che a volte mi piace ma citando una frase del film Betty Blu potrei chiamarla Tanta Scemenza), un babbo entusiasta e un po' stralunato, l'astrofilia, il mio dobson che parte per il nord e a cavalcioni su di lui una bella coppia di innamorati. Chissà che belle scopate si faranno sotto il cielo d'estate con la scusa di fare "star hopping" sulla Via Lattea, mi sembra assai meglio della collezione di farfalle.
E il dobson a reggere il lume...

8 commenti:

mia_euridice ha detto...

Mica male...

Però la fantascienza non la r(l)eggo.

amanda ha detto...

il dobson ti ha fatto un ultimo regalo, dopo tanti valzer insieme, e tu, mi sembra, lo hai lasciato in buone mani, ah se quel dobson potesse raccontare

ieri sera passeggiavo in campagna e mi gustavo un'aria tersa al punto da farmi vedere le luci delle case sull'altipiano, da dietro le nuvole più lontane lampi, dalla parte opposta una luna immensa e sotto di lei una stella cadente si è attraversata tutto il cielo solennemente

Zio Scriba ha detto...

Bella storia... Peccato per la privacy, però: con quel nome mi avevi incuriosito... :-)))

Un abbraccio

Grazia ha detto...

Il dobson non poteva fare una fine migliore.

Sai che anche mio padre era un lettore appassionato di Urania, però è stata la mamma a scegliere il mio nome.
E si capisce: Grazia non ha l'aria di un nome da regina aliena o da conquistatrice di mondi. Peccato!

ruhevoll ha detto...

@mia euridice, nemmeno io la (ri)leggo, sono solo ricordi adolescenziali.

@Amanda, il dobson è meglio che stia zitto... :-)
In queste sere c'è una Luna particolarmente grande, ma è meglio guardarla ad occhio nudo perchè, quando è piena, col telescopio non vedi niente, ti abbaglia e basta.

@Zio, comprendo la tua curiosità, il nome è in effetti molto bello, sembra una sintesi fonetica fatta di mare, sabbia e antiche civiltà... ma non te lo dico!
:-))))

@Grazia, pensa se ti avessero chiamata Vulcan Princess e avessero messo nella tua culla un carillon con la musica di Stanley Clarke. Come minimo avresti i capelli verdi e viola, occhi di brace e unghie come rasoi. Mi immagino il primo fidanzatino, poraccio...
:-)))

giacy.nta ha detto...

Distorcendo un po' una celebre frase di Orwell ( a cinquant'anni ognuno ha la faccia che si merita ), il Dobson, dopo anni di onorata carriera, finisce con i proprietari che si merita. :)
Bacioni

Alea ha detto...

Sempre meglio un nome stravagante e testimone di una passione che uno - supponta - così comune tanto da doverlo chiosare con il genitore di appartenenza (Maria di Peppino, Maria di Nicola, Maria di Filomena.
:)

ruhevoll ha detto...

@Giacynta, chissà se anche io ho la faccia che mi merito...
:-)

@Alea, c'era anche chi chiosava il proprio nome con il luogo di nascita, tipo Andrea del Castagno, Leonardo da Vinci, Eleonora D'Arborea. Francamente mi piace di più, dato che talvolta si preferisce separarsi dai genitori. Ma ora che l'ho scritto penso che spesso vogliamo anche separarci dai luoghi, che ci si appiccicano addosso come delle etichette.
:-)