mercoledì 10 settembre 2014

Flash


Non so perché, ma mi è comparsa l'immagine di un compagno di scuola delle elementari. Non era mio amico, gli amici erano Andrea, Elisa e Rossella, però ne rimasi affascinato. Fu un giorno durante la ricreazione. Questa si svolgeva su una grande terrazza al secondo piano di un edificio ottocentesco. Non so cosa avesse combinato Claudio, così si chiamava, ma lo vidi sfrecciare in mezzo a noi inseguito da tre o quattro fra insegnanti e bidelli. La scena successiva fu un capolavoro cinematografico. Claudio si fermò  girando le spalle alla balaustra. Fra lui e gli aguzzini c'erano sì e no tre metri di distanza, ma loro si fermarono, come intimoriti. Lui faceva sberleffi e pernacchie. Non ho memoria che lui, per difesa, abbia minacciato di buttarsi di sotto, no, si faceva beffe di tutti quanti, degli insegnanti che lo volevano buono e sottomesso, di noialtri che eravamo pecore ubbidienti. Ero incerto se quel bambino fosse un genio o un babbeo. Da un lato lo ammiravo per il coraggio e la dissacrazione (che fossero i prodromi del 68?). Dall'altro pensavo che fosse scemo, perché non era fisicamente in grado di fronteggiare la repressione (per tutta la mia vita sono stato negativamente impressionato dalla prepotenza) e che comunque non poteva essere quello il modo per liberarsi. Chissà. Non so veramente quanto, allora, io fossi pecora obbediente e sottomessa.
Sì, a pensarci adesso, sì.
Ma anche no.

6 commenti:

Cristina S ha detto...

Portare avanti il proprio essere e le proprie idee, è sinonimo di intelligenza e di forza di carattere.
A volte, però, bisogna anche saper accettare le regole, nonostante non ci piacciano. Questo non significa essere pecore, ma semplicemente responsabili. In quanto al non voler accettare la sottomissione, beh, sono d'accordo, sempre che questo non significhi provocare danni a cosa o ad altri. Bello sentirsi liberi ma non limitando la libertà altrui :-)
Ciao Sandro, un abbraccio e grazie per la visita al mio blog,

Cristina

Mia Euridice ha detto...

E poi che fine ha fatto Claudio?

ruhevoll ha detto...

@Cristina, portare avanti il proprio essere e le proprie idee non è una garanzia di intelligenza, tanti idioti lo fanno a discapito del buonsenso.

@MiaEuridice, non saprei. Dopo quella volta non lo vidi più, lo buttarono fuori dalla scuola. Doveva averla combinata grossa.

amanda ha detto...

però mi piacerebbe proprio sapere cosa aveva combinato quel Claudio :)

Grazia ha detto...

Piú che una ribellione, mi sembra il gesto di chi vuole, a tutti i costi, attirare l'attenzione: forse aveva i suoi motivi, ma, appunto erano solo suoi.Questo Cladio non mi convince...

ruhevoll ha detto...

@Amanda, non riuscii a scoprirlo, ero curioso anche io.
@Grazia, la domanda che mi facevo era sulla metodologia della ribellione e, nonostante il fascino che mi suscitava la faccenda, nemmeno a me convinceva. Ribellarsi è un'arte che richiede molta intelligenza, altrimenti è una sorta di suicidio. Ovviamente ho preso in prestito questo ricordo infantile per lasciar affiorare diverse domande, ad esempio quella della differenza fra temerarietà e coraggio, oppure quella fra l'accettazione e la rassegnazione. Poi, molto probabilmente, Claudio era solo un ragazzino nevrotico, ma questo è un altro discorso.