venerdì 30 ottobre 2015

Un certo effetto


Affacciarmi qui dopo tanto tempo mi fa un certo effetto. Come fosse una casa abbandonata, divertimento prediletto di quand'ero ragazzino, i suoni hanno un riverbero affascinante. Ma qui non ci sono suoni, possiamo soltanto leggerli e immaginarli. Curioso no? E' come nei sogni, dove anche quando sentiamo una musica in realtà la sogniamo ed è solo un'immagine, non certo un suono reale.
E anche i miei amici di blog sono immagini, le immagini che ho di loro attraverso la lettura dei loro scritti.
Chi mi ha fatto scoprire l'importanza, la magia e i segreti nascosti nelle immagini avrà la mia sempiterna riconoscenza.
Il blogghino rappresenta un certo periodo della mia vita, e di quel periodo solo una piccola parte, è ovvio. E' un po' una maschera e, per citare Wilde, Ogni uomo mente, ma dategli una maschera e sarà sincero.
Sempre artisticamente ambiguo Oscar.
Il lato più pietoso è che questo blogghino somiglia anche a un diario. Ma è pubblico, o quasi. Un vero diario non può essere pubblico, perché  è la cosa più privata che possiamo avere. Per questo i diari, quando vengono pubblicati, possono suscitare sia un voyerismo penoso, sia l'emozione di un incontro.
Oggi sono la noia e un po' di solitudine a riportarmi qui. Ma queste due antipatiche, la Noia e la Solitudine, rimangono spesso incinta, di chi non saprei ma ora non importa, il fatto è che  talvolta partoriscono all'istante. Che cosa? Non lo so, forse un'idea, forse una ricerca. Sì, gli esseri umani sono ricercatori, altrimenti sono sassi da spostare.


sabato 7 marzo 2015

Sorpresa

Il blogghino lo trascuro, così come i blog degli amici. Non è una cosa grave, la libertà, se non nuoce, va rispettata come sacra. Ultimamente ho avuto un solo neurone in grado di pensare, si stanca facilmente, o forse si annoia. Mi ha detto, il neurone, che secondo lui è meglio essere sconfitti che stronzi, che è un modo elegante di comportarsi!
Poco fa ho ricevuto una sorpresa e la condivido volentieri.
In bocca al lupo Nicola!

lunedì 15 settembre 2014

precisazioni marginali


-E' Buxtehude.
-Sulla B ci sei,- Dice Tommy, ridendo di lei cosicchè possano farlo anche gli altri.
-Sapete, - aggiunge. - La mia belle mère non è mica una sempliciotta. Solo che fa la musicista. Non era un musicista, questo Buxtahoody?
-Buxtehude si fece cinquanta miglia a piedi per andare a sentire Bach che suonava l'organo,- dice Joyce vagamente irritata. - Sì. Un musicista.

Tratto da "Troppa felicità" di Alice Munro, Einaudi Super ET, pag. 50

Ecco, ma come è possibile che una premio Nobel per la letteratura 2013 scriva proprio l'esatto opposto della verità? Era Bach a essersi sciroppato centinaia di chilometri a piedi per andare ad ascoltare Buxtehude, che tra l'altro era anche di cinquant'anni più vecchio di Bach.
La Munro lo sa chi era Buxtehude?
Cos'è un errore di traduzione?
Spero di sì, sicuramente!
Vado a verificare.
Invece no, la stessa frase appare anche on-line nella versione in lingua originale.
Sob.
E il libro non è nemmeno granché.

mercoledì 10 settembre 2014

Flash


Non so perché, ma mi è comparsa l'immagine di un compagno di scuola delle elementari. Non era mio amico, gli amici erano Andrea, Elisa e Rossella, però ne rimasi affascinato. Fu un giorno durante la ricreazione. Questa si svolgeva su una grande terrazza al secondo piano di un edificio ottocentesco. Non so cosa avesse combinato Claudio, così si chiamava, ma lo vidi sfrecciare in mezzo a noi inseguito da tre o quattro fra insegnanti e bidelli. La scena successiva fu un capolavoro cinematografico. Claudio si fermò  girando le spalle alla balaustra. Fra lui e gli aguzzini c'erano sì e no tre metri di distanza, ma loro si fermarono, come intimoriti. Lui faceva sberleffi e pernacchie. Non ho memoria che lui, per difesa, abbia minacciato di buttarsi di sotto, no, si faceva beffe di tutti quanti, degli insegnanti che lo volevano buono e sottomesso, di noialtri che eravamo pecore ubbidienti. Ero incerto se quel bambino fosse un genio o un babbeo. Da un lato lo ammiravo per il coraggio e la dissacrazione (che fossero i prodromi del 68?). Dall'altro pensavo che fosse scemo, perché non era fisicamente in grado di fronteggiare la repressione (per tutta la mia vita sono stato negativamente impressionato dalla prepotenza) e che comunque non poteva essere quello il modo per liberarsi. Chissà. Non so veramente quanto, allora, io fossi pecora obbediente e sottomessa.
Sì, a pensarci adesso, sì.
Ma anche no.

sabato 23 agosto 2014

Euronoia


Piove, tanto per cambiare, e la noia mi insonnolisce. Ho un po' di tendinite e non posso suonare troppo, quindi sparo due cazzate per far passare questa giornata uggiosa.

Sento spesso argomentare pro o contro l'Euro. A volte sono propenso a pensarla come i detrattori della moneta unica, così come ho sempre preferito il pluralismo al mono o bi-colore. Però devo ammettere che non sono in grado di comprendere a fondo l'argomento dal punto di vista economico. Gli economisti sono come certi sedicenti ricercatori, alcuni proclamano scoperte miracolose e altri le contestano come clamorose bufale. Noi dovremmo cercare di capire chi dice la verità.

Non mi è affatto facile, perché quello dell'economia monetaria è un mondo totalmente consegnato alle grinfie della razionalità, scissa dal mondo degli affetti e delle passioni umane. Un mondo inventato dagli uomini che ne sono poi divenuti schiavi. Esattamente come è avvenuto con la maggior parte delle religioni. L'uomo aliena da se stesso le proprie invenzioni e ne subisce il fantasmatico potere.
Fuori dalla razionalità c'è la pazzia (dicono in molti).
Ex Ecclesiam nulla salus (dicono i preti).
Fuori dall'Euro cosa c'è?
Già l'origine del suo nome è controversa. A leggere Scazzopedia pare che sia un anglicismo (ma guarda strano che gli inglesi l'euro non l'hanno voluto manco per il piffero), mentre in Italia viene "percepito" ( cito wikipedia) come un accorciamento della parola Europa.
Percepito?
Vabbè.
Ma i miei crucci sono ben altri. Sempre wikipedia elenca come detrattori dell'euro una serie di nomi fra i quali alcuni premi Nobel. Ecchecazzo, andiamo a vedere chi erano e cosa dicevano! Il primo della lista è un certo Milton Friedman (mi vergogno di ammetterlo ma non sapevo chi fosse), vado a quella voce ed ecco un sorridente nonnetto che, fra i tanti impegni di ricerca nel mondo dell'economia, ha dato anche consulenze economiche a un certo Pinochet (quest'ultimo aimè lo ricordo bene!).
A questo punto il mio stomaco mi segnalerebbe di guardare all'euro con più simpatia, ma sarebbe un moto passionale, irrazionale, istintivo. Tornando al pensiero iniziale di questo post dovrei ragionare freddamente, scindere l'operato dell'uomo dal suo pensiero teorico.
Passano alcuni secondi e il mio stomaco urla: ma siamo matti??? E' proprio la scissione che genera la pazzia! Questi sono tutti scissi, anima e corpo, ragione e passione. E in quanto scissi il loro pensiero è semplicemente disumano, astratto e nazista.
Bene, basta così, andamo avanti con un altro nome.
Amartya Sen, economista indiano, premio Nobel nel 1998. Questo mi pace molto di più, dovrò approfondire. Ed infatti ecco una perla, metto qui il link a una piccola intervista dello scorso anno al signor Sen.
E ora il mio stomaco sta molto meglio.
Conclusione?
Sono le politiche europee a essere completamente sbagliate, non l'euro. Anche se è verissimo quello che dice Sen, ossia che prima deve esserci un'unione reale tra i popoli e i paesi e solo dopo potrà esserci quella monetaria ed economica.

Sì ma allora che si fa? Si smantella l'Euro e ci facciamo fare a brandelli dagli speculatori?

Ecco, è questo che non riesco veramente a capire nè a sapere. La libertà di stampare moneta farebbe schizzare l'inflazione a livelli pazzeschi nel nostro paese. E non so che effetti avrebbe sulla nostra economia. Dico non so perché non è detto che l'inflazione sia sempre e solo una cosa negativa nel nostro sistema economico. Negli anni ottanta pagavo tranquillamente un mutuo al diciannove e settanta per cento, cifre che a dirle adesso fanno drizzare i capelli. Ma lo pagavo senza troppe preoccupazioni e il mio lavoro non era diverso da quello di ora, semplicemente guadagnavo di più. Poi sempre meno, e calava l'inflazione.

Il denaro non è niente, basta stamparlo. E stamparlo a profusione significa riconoscerne il valore effimero. Il denaro non è un'opera d'arte, nè un bene di per sè. Quello che conta è attribuire valore all'umano, e intendersi su quali siano le reali esigenze di tutti, non di pochi. E' questa la chiave per un'economia di sviluppo, da contrapporre a quella della crescita economica fine a se stessa.
Ecco fatto, così ho annoiato anche chi s'è azzardato a leggermi. Via, fo du' passi, ha smesso di piovere.

lunedì 16 giugno 2014

Negrita, mon amour!

Via blogghino, ti racconterò una storiella, a te e a qualche amico o amica, magari chitarristi.
Se ti ricordi, poco più di un anno fa ero alle prese con una nuova ragazza, scusa volevo dire una nuova chitarra, e dopo vari tormenti mi ritrovai tra le braccia una spagnola, mentre la Venere (l'altra mia chitarra) sorrideva sorniona più d'una gatta. Ebbene, questo anno con la spagnolita mi ha un po' esasperato. Mi sono impegnato, ho insistito fino al sangue, mi sono accanito, mi sono depresso. Mi dicevo, cazzo è della stessa liuteria dell'ultima chitarra di Faber, perchè non suona? Sono io, sono io che non valgo niente, e giù a flagellarmi. Insomma è stato un anno chitarristicamente doloroso. Per dirla in due parole, ero insoddisfatto. Ma il mio banale paragonare le chitarre alle donne ha un suo perché, entrambe possono negarti le realizzazioni, possono frustrare la tua identità e i tuoi desideri, possono confonderti se per caso ti trovi in un momento di transizione e di incertezza. Ma possono anche farti toccare il cielo con un dito. Chiudiamo rispettosamente qui il parallelismo fra donne e chitarre.
Adesso mi sento come uno che finalmente ha mandato affanculo una stronza.
Blogghino: Scusa ma non avevi appena chiuso il parallelismo?
R: Vabbè, si vede che n'è rimasta un'eco.
Ad ogni modo, come talvolta accade, ho incontrato un'altra (sì, continuo vergognosamente nel parallelismo, è più forte di me). E' stato quasi per caso, ero nel negozio di strumenti musicali e annusavo l'aria, sfogliavo cataloghi, bofonchiavo e provavo una Alhambra e poi una Taylor,  la prima era simile alla mia, un po' chiusa, con pochi armonici e una preamplificazione standard, l'altra, blasonatissima, era una vera presa per i fondelli, perchè la Taylor non sa costruire chitarre con corde in nylon, non è nella sua storia. A me però serve una chitarra di tipo classico ma preamplificata (la classica ce l'ho già, è la Venere). Come in una novella ecco che il mio amico, fedelissimo e onestissimo responsabile del negozio (e anche lui chitarrista oltre che un po' liutaio), mi porge una negretta. Qui i paralleli vanno rigorosamente sospesi, perchè le chitarre nere fanno schifo a prescindere, mentre le ragazze di colore sono una meraviglia. Io lo guardo stupefatto e anche lui fa spallucce e dice, lo so, sembra un catrame, ma provala, è usata, l'aveva comprata un tipo che suona solo le dreadnought con corde di metallo e dopo pochi mesi me l'ha riportata perchè non ci si trovava con la tastiera così larga. Io sorrido tra me e me perchè trent'anni fa anche io avevo una dreadnought, anzi due, anzi tre compresa la dodici corde. Poi mi dice che la preamplificazione è di tutt'altra natura, è valvolare. Prendo la negrita tra le braccia e rimango perplesso, pieno di pregiudizi a causa di quel colore insopportabile per una classica. Portala a casa e provala sull'impianto, mi dice lui, e così ho fatto. La mattina dopo gli ho telefonato e gli ho detto che se potevo restituire la mia in cambio della negretta l'avrei tenuta. E sapete perchè? Perchè in una serata mi ha liberato da un anno di castrazione, mi ha fatto sviluppare due brani fino ad allora rimasti nello stagno dell'incapacità, ha cantato delicata sugli armonici, dove l'altra era una scatola sorda.
Blogghino: Via non devi essere così pesante, era una buona chitarra, magari non adatta a quello che cercavi di fare.
R: Sei un blogghino di classe, mai parlar male delle ragazze con cui si è stati! Mi sono lasciato trascinare dall'emozione del momento. Era una buona chitarra sì, forse per il flamenco, forse, ma non siamo andati d'accordo, e comunque la sua preamplificazione era un disastro, questo è  un fatto.
Adesso ho una negretta per casa, la Venere non si è ingelosita perchè c'è qualcosa che le accomuna, anche la Venere è molto scura, certo non nera, ma ha un suono simile sugli acuti, mentre i bassi della Venere sono irraggiungibili. Le prossime saranno nottate di sesso sfrenato, ehm, volevo dire di improvvisazioni e di studi. Finalmente mi è tornata voglia di suonare col mio amico percussionista, chissà se riusciremo a coinvolgere anche un sax soprano o magari un oboe alla Paul McCandless.
Che sogni!
Qui metto un piccolo video in omaggio alla nuova venuta.

venerdì 2 maggio 2014

NeferWaits


Che io ami osservare le forme che assumono le nuvole l'ho già detto da qualche parte. Qualche sera fa mi sono dovuto fermare per scattare qualche foto e, mentre lo facevo, mi venivano in mente delle immagini. E' un gioco che fanno tutti quelli che osservano le nuvole. Io ho visto Nefertiti trasformarsi in Tom Waits, anche se forse era Ron Perlman, il monaco del Nome della Rosa. Poi ho fatto il video e mentre scrivevo il titolo gli occhi hanno suggerito alle orecchie un'assonanza, e una vocina mi sussurrava: Never wait!!!

lunedì 3 marzo 2014

ecco

Come dire... visto che alcuni amici volevano vedere qualche altra immagine del Kerala, ho pensato di farci un video e una musichina:
Mentre ero là leggevo Moon Palace di Paul Auster e ci sono, oltre alla bellezza del racconto, due punti estremamente interessanti:
Pag 134-135 "Alla fine le parole in se stesse non avevano nessuna importanza. Loro compito era rendergli possibile (al cieco che ascoltava, nota mia) apprendere gli oggetti il più rapidamente possibile, e perché ciò avvenisse io dovevo farli sparire nel momento stesso in cui venivano pronunciati."
Pag 174  "Vedere significa fare scomparire tutto."
Intelligentino questo scrittore!

venerdì 28 febbraio 2014

Di Sante palazzinare e altri luoghi

Via, devo scrivere qualcosina sul mio viaggetto sennò il blogghino s'incazza.
Ma non so cosa scrivere, a dire il vero sarebbe meglio mettere solo delle immagini, perché il luogo lo merita. Si tratta del Kerala, sud ovest dell'India. Ma in internet le foto del Kerala si sprecano e trovo inutile aggiungerne altre fatte con la mia piccola e fedele Lumix. Ne metterò pochine pochine.
Quello che però mi interessa raccontare è accaduto durante un trasferimento attraverso le Back Waters, che sono dei canali interni paralleli al mare, un viaggetto in barca di otto ore che ho fatto da sud verso nord. Ad un certo punto, dopo ore e ore di palme, mangrovie, alberi del pane, uccelli di ogni specie, villaggetti di capanne, pescatori, piroghe, zattere e house boat ecco spuntare il mostro! Non credevo ai miei occhi!!! I Caltagirone sono dei palazzinari dilettanti al confronto della signora Mata Amritanandamayi detta Amma. Questo è il manifesto per la celebrazione dei suoi sessant'anni.
e quest'obbrobrio qui sotto è il suo santuario, eretto a sconvolgere l'ecosistema delle Back Waters e tutto il circostante paesaggio, dove migliaia e migliaia di persone da tutto il mondo vanno a... farsi benedire, anzi no, a farsi abbracciare, perché lei “cura” abbracciando le persone. Un business da capogiro!

Bene, io preferisco le Back Waters lontano da quel mostro edilizio.

Preferisco il meraviglioso King Fisher, come lo chiamano qui, che in italiano è Martin Pescatore, non è carino?

Preferisco i pescatori locali, che mi hanno procurato un ottimo Marlin, mangiato freschissimo sotto forma di spiedino con riso al limone.

Preferisco la stupenda spiaggia del south cliff di Varkala.
 E il suo Sole micidiale.




Ecco fatto.

martedì 15 ottobre 2013

Carpe diem



Gli autunni mi diventano sempre più antipatici, il metronomo delle stagioni è sempre più lento, e la loro musica sempre più ripetitiva.
L'assurdo è che il tempo m'appare più veloce.
Ed ecco che tornano a sorridermi l'uva fragola i funghi e le noci, ma il mio cuore s'è nascosto da qualche parte, lui si nutre d'altro.
Carpe diem, gli dico.
E allora lui accenna un sorriso, gentile, paziente.
Ma non lo è, io lo conosco.

giovedì 12 settembre 2013

Ralph è meglio dell'Ammannati



Il chitarrista del post precedente era un illustre sconosciuto, quello in questa foto invece è un “grande” ma, anche lui, è sicuramente sconosciuto ai più.
Si chiama Ralph Towner , ha settantatré anni e martedì sera ha tenuto un bellissimo concerto nel cortile del Bargello a Firenze.
L'evento per me era di quelli memorabili, tant'è che avevo preso da tempo i biglietti nel timore che si potessero esaurire (illuso). Ma che sorpresa nel vedere che al massimo saremo stati sessanta o settanta persone ad ascoltare questo meraviglioso artista. D'accordo, lo so che la chitarra è una roba per appassionati e oltretutto la musica strumentale allontana gli amanti di canzonette o di motivetti orecchiabili.
Ma che peccato, che tristezza.
Metterò un link ad un suo bellissimo pezzo in cui suona insieme agli Oregon, gruppo da lui fondato nel 1970.
A onor del vero avevo registrato un picciol video della serata ma l'audio, purtroppo, non è proponibile.
Il contesto comunque era splendido e l'acustica ottima, Ralph aveva alle spalle una fontana dell'Ammannati, che non era certo un grande scultore (“Ammannato, Ammannato che bel pezzo di marmo t'hai sciupato” dissero i fiorentini di fronte a un'altra sua celebre fontana che è in piazza della Signoria).

Ad ogni modo, all'interno del cortile, che è assai più bello della fontana, anche questa fa il suo effettaccio. E poi la figura della donna che si stringe i seni per far sgorgare l'acqua, che qui non c'è, io la trovo quasi erotica.
Sarò mica un maniaco? Mi devo preoccupare?

martedì 10 settembre 2013

tenerezza



Ero al mare e la sera siamo andati in un buon posticino per mangiare dell'ottimo pesce. 
Mentre mi avvicinavo al locale ho sentito della musica provenire da una piazzetta lì vicino. Sono andato a dare una sbirciatina e mi sono commosso.


La Fender e gli amplificatori sono da sempre legati all'immagine delle giovani Band, quelle che da sempre cavalcano il dissenso, la ribellione, la dissacrazione, l'anticonformismo, l'angoscia o la gioia di vivere, anche se talvolta celano un narcisismo avido solo di successo e fama.
Questa foto sembra uno sberleffo a quegli stereotipi, sembra una dissonanza ironica e raffinata, o forse solo un monito tedioso e banale. Dipende dai punti di vista.
Fra non molto tempo somiglierò a questo chitarrista (per età intendo) ed ho pensato che le passioni, quelle vere, non sbiadiscono con gli anni. L'età e le ideologie sono solo un abito uggioso che sei costretto a indossare perché non ne hai un altro. Ma siccome sotto gli abiti tutti siamo nudi, allora penso che quella che chiamano anima dev'essere la parte non materiale del nostro corpo che sfugge alle offese del tempo e alla cecità del positivismo estetico.
Certo, la realtà materiale esiste, e un bel corpo giovane ha il suo indiscutibile valore. Però il corpo sottostà ineluttabilmente all'influenza del tempo e sarà bene, se vogliamo essere felici, comprendere che anche la musica ha a che fare col tempo ma, al contrario del corpo che ne subisce tutte le angherie, lei riesce a sfruttarlo, a modellarlo, a dilatarlo, danzandoci insieme.
Nessuno sarà mai felice se non scopre il vero segreto della musica...

lunedì 5 agosto 2013

Il berrettino di Pierino


Stamattina girellavo nei dintorni dell'eremo, il mio tanto per cambiare, dintorni che io considero abbastanza estesi, nel senso che se non prendessi la macchina mi dovrei fare una decina di chilometri a piedi prima di incontrare un po' di civiltà, ma io non sono così salutista, né così ascetico da considerare il tempo una inutile preoccupazione.
Sospendo subito le mie opinioni, non interessano qui, e ricomincio daccapo.
Passavo da una stradella piuttosto amena e poco frequentata, che in realtà è anche un'ottima scorciatoia per tornare a **** venendo da ******. Chiarissimo no? Procedevo con un'andatura più prudente di quella di un pensionato miope su una FIAT 127 color cremino, ma non c'era nessuno e mi godevo il paesaggio.
La luce delle nove del mattino e la giornata particolarmente tersa mi hanno costretto a fermare l'auto e fare qualche foto ad una bellissima Pieve del XII secolo. Niente di nuovo, la Pieve la conosco da decenni, però mentre la fotografavo mi sono sorpreso di non avere mai approfondito un particolare assai divertente.
La prima foto mostra la meravigliosa abside della Pieve, 


ma appiccicato alla parete di sinistra c'è un piccolo edificio dall'aspetto assai singolare.

A me sembra la faccina di Pierino con un'espressione di un tale stupore da mandargli all'indietro anche il ridicolo berrettino.
Chissà cosa ha visto. (Di fronte a sè ha l'Appennino)
Poi però ho potuto guardare attraverso i suoi occhietti 

e ho visto, giù nel prato, un cretino che mi stava fotografando. Ero io il cretino, mi son immaginato così, perché adesso che ero dentro Pierino, alzando la testa scoprivo il lavoro incredibile che sta sotto il suo "ridicolo" berrettino.
Per la cronaca l'edifico col berrettino è il battistero, aggiunto in periodo tardoromanico.

P.S. E' obbligatorio chiamare il copricapo di Pierino berrettino e non berretto o cappello o cappellino, perché Pierino c'ha i' berrettino, sia chiaro una volta per tutte!

mercoledì 31 luglio 2013

mah!



L'eremo, il mio, concilia il fancazzismo con la scrittura e la riflessione. Ma subito mi fermo, perché la parola riflessione mi sta antipatica, la usano spesso i preti e gli ipocriti.
Io non rifletto, non sono uno specchio.
Penso, e prima ancora di pensare faccio immagini. Sono quelle a dare il La al pensiero.
Cosa siano poi queste immagini non saprei dire, non sono figure, sono semmai più simili a sensazioni, emozioni, affetti. Ma anche questi, a ben vedere, sono solo simulacri di quelle immagini, o effetti di quelle immagini, ché nude son troppo evanescenti e indefinite.
Stanno a monte di tutto.
Le parole poi le coprono ancora di più, le vestono e le trasformano per renderle comunicabili, ma così non sono più loro.
Semmai, ma questo è grazie ai poeti e ai grandi scrittori, talvolta ci compaiono davanti, ed è uno stupore dei nostri stessi occhi.

lunedì 15 luglio 2013

Adolescenza

Il blogghino si è lamentato della mia assenza, io gli ho detto di farsi i cazzi suoi ma poi, visto che è lo specchio delle mie scemenze, ho pensato di mettercene un'altra, di scemenza, così lo tengo buono per un po'.
C'è una vecchia e bellissima canzone di Cat Stevens che mi ronza nelle orecchie da qualche mese, è un ricordo adolescenziale indistruttibile. Allora ho acceso il registratore e ho buttato giù quel che veniva. La cosa interessante è, oltre alla bellissima melodia, il testo. Sul web si sprecano le interpretazioni in merito, perché ci sono libertà espressive che molti non capiscono, come ad esempio la celebre frase “Yellow Delanie would sleep well at night”, nessuno sa cosa sia “yellow delanie”. Un tizio addirittura ha scritto che in realtà era un omaggio al pittore Delaney, per il fatto che dipingeva quadri gialli. Ma siccome il tizio insisteva più sull'omosessualità del pittore che non sulla sua arte, ho pensato che fosse una forzatura per tirare acqua al mulino dei gay. E poi nel testo è scritto Delanie, che fa pensare più a un fiore o a una ragazza.
Comunque sia a me piace l'incipit:
“I built my house...”
E allora ho fantasticato con un video, mescolando le immagini del mio eremo, che mi costò tanta fatica sì, ma piena di passione, con la musica che avevo registrato. Nella mia memoria sgangherata il barley rice è diventato un barney rice, ma mi consolo perchè Barney è il nome di un'ottima birra.
Invece del Brown-haired dogmouse c'è un gatto bianco e nero (qualcuno lo ricorderà), che se vedesse un dogmouse se lo papperebbe in quattro e quattr'otto. Invece che Red legged chicken c'è un nibbio, che però ha le zampe gialleed è molto più feroce ma anche molto più bello di un pollo. Mi manca il Sad Blue eyed drummer, ma dove lo trovo un batterista triste e dagli occhi blu di lunedì pomeriggio, compreso il ragno nero che danza in cima al suo occhio? Ho messo dei fiorellini in sua assenza e anche per Yellow Delanie ho messo un bel fiore di Hypericum, ne ho tantissimi e ne sono orgoglioso.
Chi ascolterà con un buon impianto e un buon udito sentirà in qualche punto anche il canto delle cicale, avevo la porta aperta e... va bene così, e poi le considero mie parenti.
Va da sé che suonare e cantare la musica di un gigante come Cat Stevens espone a dei rischi, se non al ridicolo, ma questo vale solo per i professionisti.
Io non lo sono, sono solo in vacanza.

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martedì 7 maggio 2013

Elogio della lentezza


E' piccola come un'unghia, è nata da poco e l'ho vista appena in tempo per non calpestarla. La trovo affascinante nella sua lentezza, già con la sua casetta sulla schiena, già sola nel mondo.
Non ho resistito, l'ho fotografata e filmata e lei pareva accorgersene, faceva ciao con le antennine (i miei deliri non hanno confini) e allora ho pensato di comporle una piccola musica che avesse il suo ritmo lento e sinuoso.
Mentre montavo il video avevo la sensazione di vedere uno di quei filmati che ci facevano da bambini.
Poi l'ho presa con delicatezza e adagiata su una foglia del glicine.
Buona fortuna mia piccola chiocciolina.

sabato 4 maggio 2013

Tropici



Può accadere, mentre si suona o si compone una musica, anche la più banale o la più semplice, di sognare e suonare per raccontare quello strano sogno.
Passare da una sedia a una zattera di bambù e svegliarsi su un'altra sedia di fronte a una spiaggia tropicale, vedendo svanire in lontananza ogni inutile fardello del mondo industrializzato.
E' una piccola, innocente fuga con la fantasia.
Affondavano, laggiù nel mare, televisori, auto, cellulari, tasse, politici corrotti, ideologie, crisi economica, banche, bollette, credo religiosi, razzismo, donne indifferenti, disoccupazione, sfruttamento, inquinamento, centri commerciali, spot pubblicitari, falsi bisogni, ansie da prestazione, amici bugiardi, leggi di mercato, debito pubblico, paranoie, social network.
Affondavano anche i termosifoni, i cappotti,  di lana, le scarpe pesanti e affondava per sempre pure l'inverno.
Basterebbe poco, mi piace immaginarlo, o almeno sognarlo.

Quando butto giù tre o quattro note senza pensare (e quando mai penso mentre suono?), dopo un po' mi accorgo di quale immagine avevo in mente. E così ho rubato un po' di foto nel web e le ho montate in un video per aiutare l'ascolto di chi, se non vede le figure, non sa spiegarsi la musica. Un'immagine estremamente semplice, oserei dire, anche musicalmente, che però mi fa stare bene e mi fa dire: vorrei essere lì, vorrei essere così, vaffanculo!

sabato 27 aprile 2013

Antidepressivi



Ce ne sono di vario tipo, alcuni sono estremamente tossici e li vendono in farmacia, altri invece fanno solamente ingrassare un pochino e sono reperibili nei luoghi più svariati e senza ricetta. Dei primi non m'interesso, mentre dei secondi potrei redigere una lunghissima e interminabile lista alla quale ognuno potrebbe aggiungere nuovi elementi poiché trattasi di argomento assai soggettivo. Gli alcolici potrebbero ampiamente rientrare nell'elenco, come pure le varianti non alimentari che possono andare dall'ascolto di una buona musica fino alla passeggiata nel bosco, dal massaggio shiatsu al volo col deltaplano.
Di solito, per facilità e velocità d'acquisizione, i dolci occupano i primi posti, ma sarebbe sbagliato relegare in coda le varianti salate e, a riprova di questo, suggerirei l'assaggio dei panini tartufati dell'odioso Procacci di via Tornabuoni (citati anche nella celebre canzone del Marasco “Teresina un ti ci porto più” in cui la sventurata disse, osservando il panino, che “l'è piccino!”)
Questo post, tralasciando ogni ulteriore sproloquio, è un omaggio a quel particolare dolce che, in mancanza di meglio, considero un piccolo antidepressivo: il Brigidino. Pare sia nato dall'errore di una suora nel preparare le ostie. Essendo la suora una Brigidina (da Santa Brigida di Svezia) fu d'obbligo chiamare quei dolci Brigidini. Da notare anche la coincidenza col Boccaccio, il quale ambientò una sua novella in un convento che, probabilmente, doveva essere di Brigidine. In quella novella l'astuto Masetto è un contadino che si finge sordomuto per impietosire le monache del convento, convincendole ad ospitarlo. Le monache poi non disdegneranno di “trastullarsi col mutolo”... che tanto non avrebbe potuto raccontare nulla. (Questa è la miglior cura antidepressiva: scopare e non dover spiegare niente a nessuno, nemmeno a se stessi!)
In mancanza di suore avvenenti (e chi ne ha mai viste?) pubblico questa foto inneggiante ai mitici Brigidini, troneggianti sulla poltrona e, soprattutto, perché mi piace interpretare fantasiosamente il nome della casa di produzione.

domenica 7 aprile 2013

Andar per campi


 Borragine

Di te m'incanto
e il capo chino
a rimirar le stelle
che spuntan dalla terra.