martedì 15 ottobre 2013

Carpe diem



Gli autunni mi diventano sempre più antipatici, il metronomo delle stagioni è sempre più lento, e la loro musica sempre più ripetitiva.
L'assurdo è che il tempo m'appare più veloce.
Ed ecco che tornano a sorridermi l'uva fragola i funghi e le noci, ma il mio cuore s'è nascosto da qualche parte, lui si nutre d'altro.
Carpe diem, gli dico.
E allora lui accenna un sorriso, gentile, paziente.
Ma non lo è, io lo conosco.

giovedì 12 settembre 2013

Ralph è meglio dell'Ammannati



Il chitarrista del post precedente era un illustre sconosciuto, quello in questa foto invece è un “grande” ma, anche lui, è sicuramente sconosciuto ai più.
Si chiama Ralph Towner , ha settantatré anni e martedì sera ha tenuto un bellissimo concerto nel cortile del Bargello a Firenze.
L'evento per me era di quelli memorabili, tant'è che avevo preso da tempo i biglietti nel timore che si potessero esaurire (illuso). Ma che sorpresa nel vedere che al massimo saremo stati sessanta o settanta persone ad ascoltare questo meraviglioso artista. D'accordo, lo so che la chitarra è una roba per appassionati e oltretutto la musica strumentale allontana gli amanti di canzonette o di motivetti orecchiabili.
Ma che peccato, che tristezza.
Metterò un link ad un suo bellissimo pezzo in cui suona insieme agli Oregon, gruppo da lui fondato nel 1970.
A onor del vero avevo registrato un picciol video della serata ma l'audio, purtroppo, non è proponibile.
Il contesto comunque era splendido e l'acustica ottima, Ralph aveva alle spalle una fontana dell'Ammannati, che non era certo un grande scultore (“Ammannato, Ammannato che bel pezzo di marmo t'hai sciupato” dissero i fiorentini di fronte a un'altra sua celebre fontana che è in piazza della Signoria).

Ad ogni modo, all'interno del cortile, che è assai più bello della fontana, anche questa fa il suo effettaccio. E poi la figura della donna che si stringe i seni per far sgorgare l'acqua, che qui non c'è, io la trovo quasi erotica.
Sarò mica un maniaco? Mi devo preoccupare?

martedì 10 settembre 2013

tenerezza



Ero al mare e la sera siamo andati in un buon posticino per mangiare dell'ottimo pesce. 
Mentre mi avvicinavo al locale ho sentito della musica provenire da una piazzetta lì vicino. Sono andato a dare una sbirciatina e mi sono commosso.


La Fender e gli amplificatori sono da sempre legati all'immagine delle giovani Band, quelle che da sempre cavalcano il dissenso, la ribellione, la dissacrazione, l'anticonformismo, l'angoscia o la gioia di vivere, anche se talvolta celano un narcisismo avido solo di successo e fama.
Questa foto sembra uno sberleffo a quegli stereotipi, sembra una dissonanza ironica e raffinata, o forse solo un monito tedioso e banale. Dipende dai punti di vista.
Fra non molto tempo somiglierò a questo chitarrista (per età intendo) ed ho pensato che le passioni, quelle vere, non sbiadiscono con gli anni. L'età e le ideologie sono solo un abito uggioso che sei costretto a indossare perché non ne hai un altro. Ma siccome sotto gli abiti tutti siamo nudi, allora penso che quella che chiamano anima dev'essere la parte non materiale del nostro corpo che sfugge alle offese del tempo e alla cecità del positivismo estetico.
Certo, la realtà materiale esiste, e un bel corpo giovane ha il suo indiscutibile valore. Però il corpo sottostà ineluttabilmente all'influenza del tempo e sarà bene, se vogliamo essere felici, comprendere che anche la musica ha a che fare col tempo ma, al contrario del corpo che ne subisce tutte le angherie, lei riesce a sfruttarlo, a modellarlo, a dilatarlo, danzandoci insieme.
Nessuno sarà mai felice se non scopre il vero segreto della musica...

lunedì 5 agosto 2013

Il berrettino di Pierino


Stamattina girellavo nei dintorni dell'eremo, il mio tanto per cambiare, dintorni che io considero abbastanza estesi, nel senso che se non prendessi la macchina mi dovrei fare una decina di chilometri a piedi prima di incontrare un po' di civiltà, ma io non sono così salutista, né così ascetico da considerare il tempo una inutile preoccupazione.
Sospendo subito le mie opinioni, non interessano qui, e ricomincio daccapo.
Passavo da una stradella piuttosto amena e poco frequentata, che in realtà è anche un'ottima scorciatoia per tornare a **** venendo da ******. Chiarissimo no? Procedevo con un'andatura più prudente di quella di un pensionato miope su una FIAT 127 color cremino, ma non c'era nessuno e mi godevo il paesaggio.
La luce delle nove del mattino e la giornata particolarmente tersa mi hanno costretto a fermare l'auto e fare qualche foto ad una bellissima Pieve del XII secolo. Niente di nuovo, la Pieve la conosco da decenni, però mentre la fotografavo mi sono sorpreso di non avere mai approfondito un particolare assai divertente.
La prima foto mostra la meravigliosa abside della Pieve, 


ma appiccicato alla parete di sinistra c'è un piccolo edificio dall'aspetto assai singolare.

A me sembra la faccina di Pierino con un'espressione di un tale stupore da mandargli all'indietro anche il ridicolo berrettino.
Chissà cosa ha visto. (Di fronte a sè ha l'Appennino)
Poi però ho potuto guardare attraverso i suoi occhietti 

e ho visto, giù nel prato, un cretino che mi stava fotografando. Ero io il cretino, mi son immaginato così, perché adesso che ero dentro Pierino, alzando la testa scoprivo il lavoro incredibile che sta sotto il suo "ridicolo" berrettino.
Per la cronaca l'edifico col berrettino è il battistero, aggiunto in periodo tardoromanico.

P.S. E' obbligatorio chiamare il copricapo di Pierino berrettino e non berretto o cappello o cappellino, perché Pierino c'ha i' berrettino, sia chiaro una volta per tutte!

mercoledì 31 luglio 2013

mah!



L'eremo, il mio, concilia il fancazzismo con la scrittura e la riflessione. Ma subito mi fermo, perché la parola riflessione mi sta antipatica, la usano spesso i preti e gli ipocriti.
Io non rifletto, non sono uno specchio.
Penso, e prima ancora di pensare faccio immagini. Sono quelle a dare il La al pensiero.
Cosa siano poi queste immagini non saprei dire, non sono figure, sono semmai più simili a sensazioni, emozioni, affetti. Ma anche questi, a ben vedere, sono solo simulacri di quelle immagini, o effetti di quelle immagini, ché nude son troppo evanescenti e indefinite.
Stanno a monte di tutto.
Le parole poi le coprono ancora di più, le vestono e le trasformano per renderle comunicabili, ma così non sono più loro.
Semmai, ma questo è grazie ai poeti e ai grandi scrittori, talvolta ci compaiono davanti, ed è uno stupore dei nostri stessi occhi.

lunedì 15 luglio 2013

Adolescenza

Il blogghino si è lamentato della mia assenza, io gli ho detto di farsi i cazzi suoi ma poi, visto che è lo specchio delle mie scemenze, ho pensato di mettercene un'altra, di scemenza, così lo tengo buono per un po'.
C'è una vecchia e bellissima canzone di Cat Stevens che mi ronza nelle orecchie da qualche mese, è un ricordo adolescenziale indistruttibile. Allora ho acceso il registratore e ho buttato giù quel che veniva. La cosa interessante è, oltre alla bellissima melodia, il testo. Sul web si sprecano le interpretazioni in merito, perché ci sono libertà espressive che molti non capiscono, come ad esempio la celebre frase “Yellow Delanie would sleep well at night”, nessuno sa cosa sia “yellow delanie”. Un tizio addirittura ha scritto che in realtà era un omaggio al pittore Delaney, per il fatto che dipingeva quadri gialli. Ma siccome il tizio insisteva più sull'omosessualità del pittore che non sulla sua arte, ho pensato che fosse una forzatura per tirare acqua al mulino dei gay. E poi nel testo è scritto Delanie, che fa pensare più a un fiore o a una ragazza.
Comunque sia a me piace l'incipit:
“I built my house...”
E allora ho fantasticato con un video, mescolando le immagini del mio eremo, che mi costò tanta fatica sì, ma piena di passione, con la musica che avevo registrato. Nella mia memoria sgangherata il barley rice è diventato un barney rice, ma mi consolo perchè Barney è il nome di un'ottima birra.
Invece del Brown-haired dogmouse c'è un gatto bianco e nero (qualcuno lo ricorderà), che se vedesse un dogmouse se lo papperebbe in quattro e quattr'otto. Invece che Red legged chicken c'è un nibbio, che però ha le zampe gialleed è molto più feroce ma anche molto più bello di un pollo. Mi manca il Sad Blue eyed drummer, ma dove lo trovo un batterista triste e dagli occhi blu di lunedì pomeriggio, compreso il ragno nero che danza in cima al suo occhio? Ho messo dei fiorellini in sua assenza e anche per Yellow Delanie ho messo un bel fiore di Hypericum, ne ho tantissimi e ne sono orgoglioso.
Chi ascolterà con un buon impianto e un buon udito sentirà in qualche punto anche il canto delle cicale, avevo la porta aperta e... va bene così, e poi le considero mie parenti.
Va da sé che suonare e cantare la musica di un gigante come Cat Stevens espone a dei rischi, se non al ridicolo, ma questo vale solo per i professionisti.
Io non lo sono, sono solo in vacanza.

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