sabato 23 agosto 2014
Euronoia
Piove, tanto per cambiare, e la noia mi insonnolisce. Ho un po' di tendinite e non posso suonare troppo, quindi sparo due cazzate per far passare questa giornata uggiosa.
Sento spesso argomentare pro o contro l'Euro. A volte sono propenso a pensarla come i detrattori della moneta unica, così come ho sempre preferito il pluralismo al mono o bi-colore. Però devo ammettere che non sono in grado di comprendere a fondo l'argomento dal punto di vista economico. Gli economisti sono come certi sedicenti ricercatori, alcuni proclamano scoperte miracolose e altri le contestano come clamorose bufale. Noi dovremmo cercare di capire chi dice la verità.
Non mi è affatto facile, perché quello dell'economia monetaria è un mondo totalmente consegnato alle grinfie della razionalità, scissa dal mondo degli affetti e delle passioni umane. Un mondo inventato dagli uomini che ne sono poi divenuti schiavi. Esattamente come è avvenuto con la maggior parte delle religioni. L'uomo aliena da se stesso le proprie invenzioni e ne subisce il fantasmatico potere.
Fuori dalla razionalità c'è la pazzia (dicono in molti).
Ex Ecclesiam nulla salus (dicono i preti).
Fuori dall'Euro cosa c'è?
Già l'origine del suo nome è controversa. A leggere Scazzopedia pare che sia un anglicismo (ma guarda strano che gli inglesi l'euro non l'hanno voluto manco per il piffero), mentre in Italia viene "percepito" ( cito wikipedia) come un accorciamento della parola Europa.
Percepito?
Vabbè.
Ma i miei crucci sono ben altri. Sempre wikipedia elenca come detrattori dell'euro una serie di nomi fra i quali alcuni premi Nobel. Ecchecazzo, andiamo a vedere chi erano e cosa dicevano! Il primo della lista è un certo Milton Friedman (mi vergogno di ammetterlo ma non sapevo chi fosse), vado a quella voce ed ecco un sorridente nonnetto che, fra i tanti impegni di ricerca nel mondo dell'economia, ha dato anche consulenze economiche a un certo Pinochet (quest'ultimo aimè lo ricordo bene!).
A questo punto il mio stomaco mi segnalerebbe di guardare all'euro con più simpatia, ma sarebbe un moto passionale, irrazionale, istintivo. Tornando al pensiero iniziale di questo post dovrei ragionare freddamente, scindere l'operato dell'uomo dal suo pensiero teorico.
Passano alcuni secondi e il mio stomaco urla: ma siamo matti??? E' proprio la scissione che genera la pazzia! Questi sono tutti scissi, anima e corpo, ragione e passione. E in quanto scissi il loro pensiero è semplicemente disumano, astratto e nazista.
Bene, basta così, andamo avanti con un altro nome.
Amartya Sen, economista indiano, premio Nobel nel 1998. Questo mi pace molto di più, dovrò approfondire. Ed infatti ecco una perla, metto qui il link a una piccola intervista dello scorso anno al signor Sen.
E ora il mio stomaco sta molto meglio.
Conclusione?
Sono le politiche europee a essere completamente sbagliate, non l'euro. Anche se è verissimo quello che dice Sen, ossia che prima deve esserci un'unione reale tra i popoli e i paesi e solo dopo potrà esserci quella monetaria ed economica.
Sì ma allora che si fa? Si smantella l'Euro e ci facciamo fare a brandelli dagli speculatori?
Ecco, è questo che non riesco veramente a capire nè a sapere. La libertà di stampare moneta farebbe schizzare l'inflazione a livelli pazzeschi nel nostro paese. E non so che effetti avrebbe sulla nostra economia. Dico non so perché non è detto che l'inflazione sia sempre e solo una cosa negativa nel nostro sistema economico. Negli anni ottanta pagavo tranquillamente un mutuo al diciannove e settanta per cento, cifre che a dirle adesso fanno drizzare i capelli. Ma lo pagavo senza troppe preoccupazioni e il mio lavoro non era diverso da quello di ora, semplicemente guadagnavo di più. Poi sempre meno, e calava l'inflazione.
Il denaro non è niente, basta stamparlo. E stamparlo a profusione significa riconoscerne il valore effimero. Il denaro non è un'opera d'arte, nè un bene di per sè. Quello che conta è attribuire valore all'umano, e intendersi su quali siano le reali esigenze di tutti, non di pochi. E' questa la chiave per un'economia di sviluppo, da contrapporre a quella della crescita economica fine a se stessa.
Ecco fatto, così ho annoiato anche chi s'è azzardato a leggermi. Via, fo du' passi, ha smesso di piovere.
lunedì 16 giugno 2014
Negrita, mon amour!
Via blogghino, ti racconterò una storiella, a te e a qualche amico o amica, magari chitarristi.
Se ti ricordi, poco più di un anno fa ero alle prese con una nuova ragazza, scusa volevo dire una nuova chitarra, e dopo vari tormenti mi ritrovai tra le braccia una spagnola, mentre la Venere (l'altra mia chitarra) sorrideva sorniona più d'una gatta. Ebbene, questo anno con la spagnolita mi ha un po' esasperato. Mi sono impegnato, ho insistito fino al sangue, mi sono accanito, mi sono depresso. Mi dicevo, cazzo è della stessa liuteria dell'ultima chitarra di Faber, perchè non suona? Sono io, sono io che non valgo niente, e giù a flagellarmi. Insomma è stato un anno chitarristicamente doloroso. Per dirla in due parole, ero insoddisfatto. Ma il mio banale paragonare le chitarre alle donne ha un suo perché, entrambe possono negarti le realizzazioni, possono frustrare la tua identità e i tuoi desideri, possono confonderti se per caso ti trovi in un momento di transizione e di incertezza. Ma possono anche farti toccare il cielo con un dito. Chiudiamo rispettosamente qui il parallelismo fra donne e chitarre.
Adesso mi sento come uno che finalmente ha mandato affanculo una stronza.
Blogghino: Scusa ma non avevi appena chiuso il parallelismo?
R: Vabbè, si vede che n'è rimasta un'eco.
Ad ogni modo, come talvolta accade, ho incontrato un'altra (sì, continuo vergognosamente nel parallelismo, è più forte di me). E' stato quasi per caso, ero nel negozio di strumenti musicali e annusavo l'aria, sfogliavo cataloghi, bofonchiavo e provavo una Alhambra e poi una Taylor, la prima era simile alla mia, un po' chiusa, con pochi armonici e una preamplificazione standard, l'altra, blasonatissima, era una vera presa per i fondelli, perchè la Taylor non sa costruire chitarre con corde in nylon, non è nella sua storia. A me però serve una chitarra di tipo classico ma preamplificata (la classica ce l'ho già, è la Venere). Come in una novella ecco che il mio amico, fedelissimo e onestissimo responsabile del negozio (e anche lui chitarrista oltre che un po' liutaio), mi porge una negretta. Qui i paralleli vanno rigorosamente sospesi, perchè le chitarre nere fanno schifo a prescindere, mentre le ragazze di colore sono una meraviglia. Io lo guardo stupefatto e anche lui fa spallucce e dice, lo so, sembra un catrame, ma provala, è usata, l'aveva comprata un tipo che suona solo le dreadnought con corde di metallo e dopo pochi mesi me l'ha riportata perchè non ci si trovava con la tastiera così larga. Io sorrido tra me e me perchè trent'anni fa anche io avevo una dreadnought, anzi due, anzi tre compresa la dodici corde. Poi mi dice che la preamplificazione è di tutt'altra natura, è valvolare. Prendo la negrita tra le braccia e rimango perplesso, pieno di pregiudizi a causa di quel colore insopportabile per una classica. Portala a casa e provala sull'impianto, mi dice lui, e così ho fatto. La mattina dopo gli ho telefonato e gli ho detto che se potevo restituire la mia in cambio della negretta l'avrei tenuta. E sapete perchè? Perchè in una serata mi ha liberato da un anno di castrazione, mi ha fatto sviluppare due brani fino ad allora rimasti nello stagno dell'incapacità, ha cantato delicata sugli armonici, dove l'altra era una scatola sorda.
Blogghino: Via non devi essere così pesante, era una buona chitarra, magari non adatta a quello che cercavi di fare.
R: Sei un blogghino di classe, mai parlar male delle ragazze con cui si è stati! Mi sono lasciato trascinare dall'emozione del momento. Era una buona chitarra sì, forse per il flamenco, forse, ma non siamo andati d'accordo, e comunque la sua preamplificazione era un disastro, questo è un fatto.
Adesso ho una negretta per casa, la Venere non si è ingelosita perchè c'è qualcosa che le accomuna, anche la Venere è molto scura, certo non nera, ma ha un suono simile sugli acuti, mentre i bassi della Venere sono irraggiungibili. Le prossime saranno nottate di sesso sfrenato, ehm, volevo dire di improvvisazioni e di studi. Finalmente mi è tornata voglia di suonare col mio amico percussionista, chissà se riusciremo a coinvolgere anche un sax soprano o magari un oboe alla Paul McCandless.
Che sogni!
Qui metto un piccolo video in omaggio alla nuova venuta.
Se ti ricordi, poco più di un anno fa ero alle prese con una nuova ragazza, scusa volevo dire una nuova chitarra, e dopo vari tormenti mi ritrovai tra le braccia una spagnola, mentre la Venere (l'altra mia chitarra) sorrideva sorniona più d'una gatta. Ebbene, questo anno con la spagnolita mi ha un po' esasperato. Mi sono impegnato, ho insistito fino al sangue, mi sono accanito, mi sono depresso. Mi dicevo, cazzo è della stessa liuteria dell'ultima chitarra di Faber, perchè non suona? Sono io, sono io che non valgo niente, e giù a flagellarmi. Insomma è stato un anno chitarristicamente doloroso. Per dirla in due parole, ero insoddisfatto. Ma il mio banale paragonare le chitarre alle donne ha un suo perché, entrambe possono negarti le realizzazioni, possono frustrare la tua identità e i tuoi desideri, possono confonderti se per caso ti trovi in un momento di transizione e di incertezza. Ma possono anche farti toccare il cielo con un dito. Chiudiamo rispettosamente qui il parallelismo fra donne e chitarre.
Adesso mi sento come uno che finalmente ha mandato affanculo una stronza.
Blogghino: Scusa ma non avevi appena chiuso il parallelismo?
R: Vabbè, si vede che n'è rimasta un'eco.
Ad ogni modo, come talvolta accade, ho incontrato un'altra (sì, continuo vergognosamente nel parallelismo, è più forte di me). E' stato quasi per caso, ero nel negozio di strumenti musicali e annusavo l'aria, sfogliavo cataloghi, bofonchiavo e provavo una Alhambra e poi una Taylor, la prima era simile alla mia, un po' chiusa, con pochi armonici e una preamplificazione standard, l'altra, blasonatissima, era una vera presa per i fondelli, perchè la Taylor non sa costruire chitarre con corde in nylon, non è nella sua storia. A me però serve una chitarra di tipo classico ma preamplificata (la classica ce l'ho già, è la Venere). Come in una novella ecco che il mio amico, fedelissimo e onestissimo responsabile del negozio (e anche lui chitarrista oltre che un po' liutaio), mi porge una negretta. Qui i paralleli vanno rigorosamente sospesi, perchè le chitarre nere fanno schifo a prescindere, mentre le ragazze di colore sono una meraviglia. Io lo guardo stupefatto e anche lui fa spallucce e dice, lo so, sembra un catrame, ma provala, è usata, l'aveva comprata un tipo che suona solo le dreadnought con corde di metallo e dopo pochi mesi me l'ha riportata perchè non ci si trovava con la tastiera così larga. Io sorrido tra me e me perchè trent'anni fa anche io avevo una dreadnought, anzi due, anzi tre compresa la dodici corde. Poi mi dice che la preamplificazione è di tutt'altra natura, è valvolare. Prendo la negrita tra le braccia e rimango perplesso, pieno di pregiudizi a causa di quel colore insopportabile per una classica. Portala a casa e provala sull'impianto, mi dice lui, e così ho fatto. La mattina dopo gli ho telefonato e gli ho detto che se potevo restituire la mia in cambio della negretta l'avrei tenuta. E sapete perchè? Perchè in una serata mi ha liberato da un anno di castrazione, mi ha fatto sviluppare due brani fino ad allora rimasti nello stagno dell'incapacità, ha cantato delicata sugli armonici, dove l'altra era una scatola sorda.
Blogghino: Via non devi essere così pesante, era una buona chitarra, magari non adatta a quello che cercavi di fare.
R: Sei un blogghino di classe, mai parlar male delle ragazze con cui si è stati! Mi sono lasciato trascinare dall'emozione del momento. Era una buona chitarra sì, forse per il flamenco, forse, ma non siamo andati d'accordo, e comunque la sua preamplificazione era un disastro, questo è un fatto.
Adesso ho una negretta per casa, la Venere non si è ingelosita perchè c'è qualcosa che le accomuna, anche la Venere è molto scura, certo non nera, ma ha un suono simile sugli acuti, mentre i bassi della Venere sono irraggiungibili. Le prossime saranno nottate di sesso sfrenato, ehm, volevo dire di improvvisazioni e di studi. Finalmente mi è tornata voglia di suonare col mio amico percussionista, chissà se riusciremo a coinvolgere anche un sax soprano o magari un oboe alla Paul McCandless.
Che sogni!
Qui metto un piccolo video in omaggio alla nuova venuta.
venerdì 2 maggio 2014
NeferWaits
lunedì 3 marzo 2014
ecco
Come dire... visto che alcuni amici volevano vedere qualche altra immagine del Kerala, ho pensato di farci un video e una musichina:
Mentre ero là leggevo Moon Palace di Paul Auster e ci sono, oltre alla bellezza del racconto, due punti estremamente interessanti:
Pag 134-135 "Alla fine le parole in se stesse non avevano nessuna importanza. Loro compito era rendergli possibile (al cieco che ascoltava, nota mia) apprendere gli oggetti il più rapidamente possibile, e perché ciò avvenisse io dovevo farli sparire nel momento stesso in cui venivano pronunciati."
Pag 174 "Vedere significa fare scomparire tutto."
Intelligentino questo scrittore!
Pag 134-135 "Alla fine le parole in se stesse non avevano nessuna importanza. Loro compito era rendergli possibile (al cieco che ascoltava, nota mia) apprendere gli oggetti il più rapidamente possibile, e perché ciò avvenisse io dovevo farli sparire nel momento stesso in cui venivano pronunciati."
Pag 174 "Vedere significa fare scomparire tutto."
Intelligentino questo scrittore!
venerdì 28 febbraio 2014
Di Sante palazzinare e altri luoghi
Via, devo scrivere qualcosina sul mio viaggetto sennò il blogghino s'incazza.
Ma non so cosa scrivere, a dire il vero sarebbe meglio mettere solo delle immagini, perché il luogo lo merita. Si tratta del Kerala, sud ovest dell'India. Ma in internet le foto del Kerala si sprecano e trovo inutile aggiungerne altre fatte con la mia piccola e fedele Lumix. Ne metterò pochine pochine.
Quello che però mi interessa raccontare è accaduto durante un trasferimento attraverso le Back Waters, che sono dei canali interni paralleli al mare, un viaggetto in barca di otto ore che ho fatto da sud verso nord. Ad un certo punto, dopo ore e ore di palme, mangrovie, alberi del pane, uccelli di ogni specie, villaggetti di capanne, pescatori, piroghe, zattere e house boat ecco spuntare il mostro! Non credevo ai miei occhi!!! I Caltagirone sono dei palazzinari dilettanti al confronto della signora Mata Amritanandamayi detta Amma. Questo è il manifesto per la celebrazione dei suoi sessant'anni.
e quest'obbrobrio qui sotto è il suo santuario, eretto a sconvolgere l'ecosistema delle Back Waters e tutto il circostante paesaggio, dove migliaia e migliaia di persone da tutto il mondo vanno a... farsi benedire, anzi no, a farsi abbracciare, perché lei “cura” abbracciando le persone. Un business da capogiro!
Bene, io preferisco le Back Waters lontano da quel mostro edilizio.
Preferisco il meraviglioso King Fisher, come lo chiamano qui, che in italiano è Martin Pescatore, non è carino?
Preferisco i pescatori locali, che mi hanno procurato un ottimo Marlin, mangiato freschissimo sotto forma di spiedino con riso al limone.
Preferisco la stupenda spiaggia del south cliff di Varkala.
E il suo Sole micidiale.
Ecco fatto.
Ma non so cosa scrivere, a dire il vero sarebbe meglio mettere solo delle immagini, perché il luogo lo merita. Si tratta del Kerala, sud ovest dell'India. Ma in internet le foto del Kerala si sprecano e trovo inutile aggiungerne altre fatte con la mia piccola e fedele Lumix. Ne metterò pochine pochine.
Quello che però mi interessa raccontare è accaduto durante un trasferimento attraverso le Back Waters, che sono dei canali interni paralleli al mare, un viaggetto in barca di otto ore che ho fatto da sud verso nord. Ad un certo punto, dopo ore e ore di palme, mangrovie, alberi del pane, uccelli di ogni specie, villaggetti di capanne, pescatori, piroghe, zattere e house boat ecco spuntare il mostro! Non credevo ai miei occhi!!! I Caltagirone sono dei palazzinari dilettanti al confronto della signora Mata Amritanandamayi detta Amma. Questo è il manifesto per la celebrazione dei suoi sessant'anni.
e quest'obbrobrio qui sotto è il suo santuario, eretto a sconvolgere l'ecosistema delle Back Waters e tutto il circostante paesaggio, dove migliaia e migliaia di persone da tutto il mondo vanno a... farsi benedire, anzi no, a farsi abbracciare, perché lei “cura” abbracciando le persone. Un business da capogiro!
Bene, io preferisco le Back Waters lontano da quel mostro edilizio.
Preferisco il meraviglioso King Fisher, come lo chiamano qui, che in italiano è Martin Pescatore, non è carino?
Preferisco i pescatori locali, che mi hanno procurato un ottimo Marlin, mangiato freschissimo sotto forma di spiedino con riso al limone.
Preferisco la stupenda spiaggia del south cliff di Varkala.
E il suo Sole micidiale.
Ecco fatto.
giovedì 5 dicembre 2013
martedì 15 ottobre 2013
Carpe diem
Gli autunni mi diventano sempre più
antipatici, il metronomo delle stagioni è sempre più lento, e la
loro musica sempre più ripetitiva.
L'assurdo è che il tempo m'appare più
veloce.
Ed ecco che tornano a sorridermi l'uva fragola i funghi e le
noci, ma il mio cuore s'è nascosto da qualche parte, lui si nutre
d'altro.
Carpe diem, gli dico.
E allora lui accenna un sorriso, gentile, paziente.
Ma non lo è, io lo conosco.
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