Via, devo scrivere qualcosina sul mio viaggetto sennò il blogghino s'incazza.
Ma non so cosa scrivere, a dire il vero sarebbe meglio mettere solo delle immagini, perché il luogo lo merita. Si tratta del Kerala, sud ovest dell'India. Ma in internet le foto del Kerala si sprecano e trovo inutile aggiungerne altre fatte con la mia piccola e fedele Lumix. Ne metterò pochine pochine.
Quello che però mi interessa raccontare è accaduto durante un trasferimento attraverso le Back Waters, che sono dei canali interni paralleli al mare, un viaggetto in barca di otto ore che ho fatto da sud verso nord. Ad un certo punto, dopo ore e ore di palme, mangrovie, alberi del pane, uccelli di ogni specie, villaggetti di capanne, pescatori, piroghe, zattere e house boat ecco spuntare il mostro! Non credevo ai miei occhi!!! I Caltagirone sono dei palazzinari dilettanti al confronto della signora Mata Amritanandamayi detta Amma. Questo è il manifesto per la celebrazione dei suoi sessant'anni.
e quest'obbrobrio qui sotto è il suo santuario, eretto a sconvolgere l'ecosistema delle Back Waters e tutto il circostante paesaggio, dove migliaia e migliaia di persone da tutto il mondo vanno a... farsi benedire, anzi no, a farsi abbracciare, perché lei “cura” abbracciando le persone. Un business da capogiro!
Bene, io preferisco le Back Waters lontano da quel mostro edilizio.
Preferisco il meraviglioso King Fisher, come lo chiamano qui, che in italiano è Martin Pescatore, non è carino?
Preferisco i pescatori locali, che mi hanno procurato un ottimo Marlin, mangiato freschissimo sotto forma di spiedino con riso al limone.
Preferisco la stupenda spiaggia del south cliff di Varkala.
E il suo Sole micidiale.
Ecco fatto.
venerdì 28 febbraio 2014
giovedì 5 dicembre 2013
martedì 15 ottobre 2013
Carpe diem
Gli autunni mi diventano sempre più
antipatici, il metronomo delle stagioni è sempre più lento, e la
loro musica sempre più ripetitiva.
L'assurdo è che il tempo m'appare più
veloce.
Ed ecco che tornano a sorridermi l'uva fragola i funghi e le
noci, ma il mio cuore s'è nascosto da qualche parte, lui si nutre
d'altro.
Carpe diem, gli dico.
E allora lui accenna un sorriso, gentile, paziente.
Ma non lo è, io lo conosco.
giovedì 12 settembre 2013
Ralph è meglio dell'Ammannati
Il chitarrista del post precedente era
un illustre sconosciuto, quello in questa foto invece è un “grande”
ma, anche lui, è sicuramente sconosciuto ai più.
Si chiama Ralph
Towner , ha settantatré anni e martedì sera ha tenuto un bellissimo
concerto nel cortile del Bargello a Firenze.
L'evento per me era di
quelli memorabili, tant'è che avevo preso da tempo i biglietti nel timore che si potessero esaurire (illuso). Ma
che sorpresa nel vedere che al massimo saremo stati sessanta o
settanta persone ad ascoltare questo meraviglioso artista. D'accordo,
lo so che la chitarra è una roba per appassionati e oltretutto la
musica strumentale allontana gli amanti di canzonette o di motivetti
orecchiabili.
Ma che peccato, che tristezza.
Metterò un link ad un suo bellissimo pezzo in cui suona insieme agli Oregon, gruppo da lui fondato nel 1970.
A onor del vero avevo registrato un picciol video della serata ma
l'audio, purtroppo, non è proponibile.
Il contesto comunque era splendido e l'acustica ottima,
Ralph aveva alle spalle una fontana dell'Ammannati, che non era certo
un grande scultore (“Ammannato, Ammannato che bel pezzo di marmo
t'hai sciupato” dissero i fiorentini di fronte a un'altra sua celebre
fontana che è in piazza della Signoria).
Ad ogni modo, all'interno
del cortile, che è assai più bello della fontana, anche questa fa il suo effettaccio. E poi la figura della donna che si
stringe i seni per far sgorgare l'acqua, che qui non c'è, io la trovo
quasi erotica.
Sarò mica un maniaco? Mi devo preoccupare?
martedì 10 settembre 2013
tenerezza
Ero al mare e la sera siamo andati in
un buon posticino per mangiare dell'ottimo pesce.
Mentre mi
avvicinavo al locale ho sentito della musica provenire da una
piazzetta lì vicino. Sono andato a dare una sbirciatina e mi sono
commosso.
La Fender e gli amplificatori sono da
sempre legati all'immagine delle giovani Band, quelle che da sempre
cavalcano il dissenso, la ribellione, la dissacrazione,
l'anticonformismo, l'angoscia o la gioia di vivere, anche se talvolta celano un narcisismo avido solo di successo e fama.
Questa
foto sembra uno sberleffo a quegli stereotipi, sembra una dissonanza
ironica e raffinata, o forse solo un monito tedioso e banale. Dipende
dai punti di vista.
Fra non molto tempo somiglierò a
questo chitarrista (per età intendo) ed ho pensato che le passioni,
quelle vere, non sbiadiscono con gli anni. L'età e le ideologie sono
solo un abito uggioso che sei costretto a indossare perché non ne
hai un altro. Ma siccome sotto gli abiti tutti siamo nudi, allora
penso che quella che chiamano anima dev'essere la parte non materiale
del nostro corpo che sfugge alle offese del tempo e alla cecità del
positivismo estetico.
Certo, la realtà materiale esiste, e
un bel corpo giovane ha il suo indiscutibile valore. Però il corpo
sottostà ineluttabilmente all'influenza del tempo e sarà bene, se
vogliamo essere felici, comprendere che anche la musica ha a che fare
col tempo ma, al contrario del corpo che ne subisce tutte le
angherie, lei riesce a sfruttarlo, a modellarlo, a dilatarlo,
danzandoci insieme.
Nessuno sarà mai felice se non scopre
il vero segreto della musica...
lunedì 5 agosto 2013
Il berrettino di Pierino
Stamattina girellavo nei dintorni
dell'eremo, il mio tanto per cambiare, dintorni che io considero
abbastanza estesi, nel senso che se non prendessi la macchina mi dovrei
fare una decina di chilometri a piedi prima di incontrare un po' di
civiltà, ma io non sono così salutista, né così ascetico da
considerare il tempo una inutile preoccupazione.
Sospendo subito le mie opinioni, non
interessano qui, e ricomincio daccapo.
Passavo da una stradella piuttosto
amena e poco frequentata, che in realtà è anche un'ottima
scorciatoia per tornare a **** venendo da ******. Chiarissimo no? Procedevo con un'andatura più prudente di quella di un pensionato miope su una FIAT 127 color cremino, ma non c'era nessuno e mi godevo il paesaggio.
La luce delle nove del mattino e la
giornata particolarmente tersa mi hanno costretto a fermare l'auto e fare qualche foto
ad una bellissima Pieve del XII secolo. Niente di nuovo, la Pieve la
conosco da decenni, però mentre la fotografavo mi sono sorpreso di non
avere mai approfondito un particolare assai divertente.
La prima foto mostra la meravigliosa abside della Pieve,
ma appiccicato alla parete di sinistra c'è
un piccolo edificio dall'aspetto assai singolare.
A me sembra la faccina di Pierino con
un'espressione di un tale stupore da mandargli all'indietro anche il
ridicolo berrettino.
Chissà cosa ha visto. (Di fronte a sè ha l'Appennino)
Poi però ho potuto guardare attraverso
i suoi occhietti
e ho visto, giù nel prato, un cretino che mi stava
fotografando. Ero io il cretino, mi son immaginato così, perché
adesso che ero dentro Pierino, alzando la testa scoprivo il lavoro
incredibile che sta sotto il suo "ridicolo" berrettino.
Per la cronaca l'edifico col berrettino è il battistero, aggiunto in periodo tardoromanico.
P.S. E' obbligatorio chiamare il copricapo di Pierino berrettino e non berretto o cappello o cappellino, perché Pierino c'ha i' berrettino, sia chiaro una volta per tutte!
P.S. E' obbligatorio chiamare il copricapo di Pierino berrettino e non berretto o cappello o cappellino, perché Pierino c'ha i' berrettino, sia chiaro una volta per tutte!
mercoledì 31 luglio 2013
mah!
L'eremo, il mio, concilia il fancazzismo con la scrittura e la riflessione. Ma subito mi fermo, perché la parola riflessione mi sta antipatica, la usano spesso i preti e gli ipocriti.
Io non rifletto, non sono uno specchio.
Penso, e prima ancora di pensare faccio
immagini. Sono quelle a dare il La al pensiero.
Cosa siano poi queste immagini non
saprei dire, non sono figure, sono semmai più simili a sensazioni,
emozioni, affetti. Ma anche questi, a ben vedere, sono solo simulacri
di quelle immagini, o effetti di quelle immagini, ché nude son
troppo evanescenti e indefinite.
Stanno a monte di tutto.
Stanno a monte di tutto.
Le parole poi le coprono ancora di
più, le vestono e le trasformano per renderle comunicabili, ma così
non sono più loro.
Semmai, ma questo è grazie ai poeti e ai grandi scrittori, talvolta ci compaiono davanti, ed è uno stupore dei nostri stessi occhi.
Semmai, ma questo è grazie ai poeti e ai grandi scrittori, talvolta ci compaiono davanti, ed è uno stupore dei nostri stessi occhi.
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